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ALGERIA: TRAVERSATA DELL'ERG OCCIDENTALE

Durata: 15 giorni / 14 notti (dall'Italia)
Sistemazioni: campi, hotel e guesthouse
Trasporto: 4x4


Il viaggio:


1° giorno: VOLO ITALIA - GHARDAIA

 

 Volo Italia / Ghardaia via Algeri. Arrivo in serata, incontro con la guida e trasferimento in guesthouse. Cena libera e pernottamento.

 

dal 2° al 9° giorno: TRAVERSATA GRANDE ERG OCCIDENTALE / SULLA VIA DEI POZZI

 

Da Ghardaia, alcune piste ci permettono di raggiungere il Grand Erg Occidentale. Immersione nell'erg, zona ancora oggi tagliata fuori da qualsiasi forma di turismo, che attraverseremo in direzione sud-ovest allontanandoci dalle piste adiacenti la moderna strada asfaltata, fino a raggiungere Beni Abbes. Percorreremo svariati altissimi cordoni interdunari, che celano al loro interno una moltitudine di piccole dune in un susseguirsi di saliscendi tra pendii che sembrano invalicabili, persi nel Niente alla ricerca dei vari passaggi. Con poche gocce di pioggia gli spazi tra i cordoni interdunari possono celare sorprese impensabili: come piccoli fiori profumati che punteggiano il nostro percorso. Un deserto particolarmente vivo, dove potremo avvistare svariati animali quali il fennec, le gazzelle ed il simpatico “pesce delle sabbie”; bellissime le miriadi di minuscole impronte sulle dune, somiglianti ad elaborati e preziosi ricami. Durante la traversata poi raggiungeremo i principali pozzi che si trovavano lungo le antiche piste carovaniere alcuni dei quali a tutt’oggi sono ancora utilizzati. Dal punto di vista storico ebbero un ruolo fondamentale nella guerra di liberazione di tutta quest’area in quanto assicurarono la sopravvivenza a coloro che si opposero al dominio della Francia e che spostarono all’interno dell’Erg le basi della guerriglia, dove le Legioni non osavano spingersi. I Francesi infatti, dopo aver tentato invano di prendere il controllo dei due pozzi più importanti proprio per spezzare la ragnatela di piste interne create dai ribelli, decisero di erigere un piccolo forte (borgì) al pozzo di Fokra dove, in seguito ad una cruenta battaglia, venne però massacrata la loro guarnigione. Sono tutt’oggi visibili i resti del piccolo forte. L’arrivo a Beni Abbes, in passato una delle oasi più importanti del bacino della Saoura e descritta da Charles De Foucault come “bellissima per l’armonia della sua forma”, segna la fine della maestosa traversata. Cene e pernottamenti al campo.

 

10° & 11° giorno: TIMIMOUN

 

Dirigendoci verso Timimoun vedremo lungo il percorso le cadenti fortezze dei signori locali dell’epoca e, nelle vicinanze della città, la “sebkha”, una grande depressione priva di acque superficiali ai cui margini si trovano le imboccature dei pozzi delle “foggara”, un sistema di gallerie sotterranee per la captazione e la produzione dell’acqua. La città poi, con i sistemi di irrigazione e di ripartizione dell’acqua in canalizzazioni secondo quote di proprietà, completa la visita a questo complesso sistema di ingegneria idraulica di origine plurimillenaria. Ci inoltreremo nella parte antica di Timimoun, con i suoi tipici edifici rossi e dalle particolari decorazioni murali, immersi nelle ombre fresche di cortili e vicoli. Vicino alla Porte du Soudan di epoca coloniale, si tiene il caratteristico mercato. L’Hotel de l’Oasis Rouge, costruito dai missionari all’inizio del Novecento, è oggi un centro culturale. Con i fuoristrada percorreremo un circuito che si snoda lungo diversi km attraverso i principali villaggi nei dintorni della città, per poi rientrarvi prima di riprendere la strada per Ghardaia. Cena libera e pernottamento in hotel.

 

12° & 13° giorno: TIMIMOUN - GHARDAIA

 

Giornata di trasferimento verso Ghardaia, lungo l’antica pista transahariana, oggi asfaltata. Ghardaia è la capitale dei mozabiti. Strano mondo quello dei mozabiti, il loro rigoroso settarismo e le credenze religiose hanno contribuito al mantenimento della purezza razziale ed alla conservazione di abitudini e usanze immutate nei secoli. La pentapoli mozabita, della quale fanno parte Ghardaia che è la capitale, Beni Isguen la città santa, Melika la regina, Bou Noura la luminosa e El Atteuf la decana, è famosa per l’armoniosa combinazione di semplicità delle forme e degli stili, dei materiali e delle tecniche usati all’insegna di un rigore insito nello stile di vita dei mozabiti. Per gli urbanisti del mondo intero la pentapoli rappresenta la sintesi culturale di questo popolo austero e puro, ogni elemento costruttivo è collegato alla quotidianità del vivere, ed è da questo che il grande Le Corbusier ha tratto l’ispirazione per realizzare alcune delle sue opere architettoniche in Francia. Città-fortezze, furono erette all’interno di grosse mura di cinta diventando dei villaggi grandi il giusto per poter ascoltare, da qualsiasi punto, il richiamo del muezzin. Alla sommità si ergeva la moschea che, oltre ad essere centro religioso, servì come centro culturale, sociale e da ultimo come fortezza e deposito di armi. Appena sotto, il quartiere dei "tolba", i maestri del corano e, scendendo, il quartiere dei commercianti e i contatti con il mondo esterno. Un tempo delle enormi catene sbarravano la strada agli estranei rendendo ancora più chiaro la voglia e forse anche il bisogno di isolarsi, di mantenersi puri. Viste dal basso tutte le strade confluiscono verso la moschea, la cui vita intima e spirituale è nascosta agli sguardi indiscreti; solo gli scambi commerciali e la vita pubblica si svolgono al di fuori, sulla piazza del mercato. Ogni città ha una propria oasi, luogo di riposo, di ritiro e di svago per le famiglie mozabite durante la stagione calda. I vicoli e la folta vegetazione delle palme e degli alberi da frutta, proteggono con l’ombra i ricchi giardini. Le abitazioni tutte uguali (l’ostentazione e il lusso sono banditi dai mozabiti) sono chiuse, cieche ed impenetrabili, solo una fessura sopra la porta permette di vedere chi bussa. Le strade strette conducono nel punto più alto della città dove svetta la moschea con il tipico minareto, da dove è possibile ammirare al di là del muro di cinta, la varietà dei colori delicatamente combinati alla luce del sole. Al mercato di Ghardaia, nella bella piazza contornata da portici ricchi di negozi e bancarelle, si respirano gli odori e i profumi di una terra dove le dimensioni dell’uomo, spirituale e carnale, restano chiuse come in uno scrigno. Beni Isguen, la città santa del M’Zab, ha conservato immutata la sua antica struttura con il quartiere dei "tolba" ai piedi della moschea. Il suo nome significa "i figli di coloro che detengono la fede". Un singolare cartello all’ingresso della città invita lo straniero ad astenersi di fumare, fotografare le persone e ad avere un abbigliamento che non offenda i puri mozabiti. A nessun arabo, e a maggior ragione neanche allo straniero, è permesso di penetrarvi dopo il tramonto, né di prendervi dimora e di circolare all’ora della preghiera. Ancora oggi è obbligatoria la guida, senza di essa non si può passeggiare all’interno. La città è circondata da uno spesso muro di cinta, alle cui estremità alte torri di avvistamento servivano e servono tutt’ora per lanciare l’allarme quando i razziatori o la piena del fiume minacciano la città santa. Pesanti porte giacciono ora ferme mentre non molto tempo fa venivano chiuse al calar della sera. Lasceremo Ghardaia dopo aver fatto i rifornimenti per affrontare la lunga ed impegnativa traversata abbandonando dopo pochi chilometri l’asfalto per voltare a occidente verso il mare burrascoso di dune che si intravedono all’orizzonte. Cena e pernottamento in guesthouse.

 

14° giorno: VOLO GHARDAIA - ALGERI

 

Trasferimento in aeroporto e partenza col volo diretto su Algeri. All’arrivo, incontro con un assistente dell’hotel e trasferimento privato all’hotel. Cena libera e pernottamento.

 

15° giorno: ALGERI - MILANO MALPENSA

 

Trasferimento in aeroporto, fornito dall’hotel, e volo di rientro in Italia.